Proposte di Lettura DCD

APRILE 2021

Il libro che vi proponiamo questo mese è “Non morire” di Anne Boyer, Premio Pulitzer 2020 per la non fiction.

Una settimana dopo il suo quarantunesimo compleanno ad Anne Boyer, madre single che vive del suo stipendio, viene diagnosticato un cancro al seno altamente aggressivo.

Il cancro al seno è una malattia che colpisce prevalentemente le donne e le cui figure di cura sono soprattutto donne.

Anne Boyer ci offre il suo racconto della malattia attraverso una serie di riflessioni affilate come la lama di un rasoio.

E’ questo un libro che non fa sconti, che si colloca al di fuori di qualsiasi cliché, che non propone ricette edulcorate, che non offre soluzioni, tanto meno facili soluzioni.

Al contrario le questioni qui sono tutte brucianti e tutte aperte.

Come possiamo accettare di essere malate quando, al momento della prima diagnosi, ci sentiamo perfettamente bene?

Come possiamo combattere la malattia quando la malattia è dentro di noi, fa parte di noi?

Qual è il punto di equilibrio fra terapie che cercano di distruggere la malattia e al contempo danneggiano anche tutto il resto, trasformandoci in un qualcosa di diverso che mai avremmo immaginato di dover diventare? Come accettiamo questo cambio di identità inaspettato e involontario?

Come possiamo ritrovare noi stesse nel momento in cui ci siamo trasformate in luce su uno schermo, dato statistico, freddo elemento all’interno di un protocollo impersonale e spersonalizzante?

Come attraversiamo il passaggio da persone a pazienti?

Come possiamo essere malate ma contemporaneamente anche figlie, madri, mogli, amanti, professioniste, amiche e tutto quello che il mondo si aspetta da noi?

Come possiamo occuparci della malattia e anche di noi stesse?

Come ci rapportiamo al fatto che la salute è solo una delle molte cose che si perdono con la malattia?

Come possiamo considerare di non avere più la possibilità di occuparci delle persone che più amiamo e che ancora hanno bisogno di noi?

Come possiamo, oltre ad occuparci del nostro male, anche farci carico di proteggere gli altri dal nostro stesso male?

Come possiamo accettare l’abbandono di chi amiamo e che però non sopporta di vedere? Come affrontiamo la solitudine della malattia?

Come si combina la malattia con condizione sociale, razza, genere, situazione economica, stato familiare, rete personale di supporto?

Come consideriamo la nostra vita alla luce della malattia? E’ stata una vita degna di essere vissuta? E’ una vita degna degli sforzi che stiamo compiendo per sopravvivere?

Come possiamo essere all’altezza della pretesa di vederci sempre eroiche e coraggiose, combattive e vittoriose mentre le nostre vite stanno andando in frantumi?

Perché si presume che “grazie” alla malattia dobbiamo diventare automaticamente più forti, più grate, più positive, virtuose, migliori?

Perché siamo implicitamente chiamate a negare l’esistenza del nostro dolore? Perché non lo possiamo nemmeno dire? Abbiamo una reale possibilità di comunicare il nostro dolore? Esiste un linguaggio efficace per esprimerlo?

Perché la decisione di non sottoporsi alle cure viene considerata come una resa? Perché morire diventa un fallimento?

Ciò che va fatto perché deve essere fatto non è automaticamente riparatore della pena e qualche volta nemmeno della malattia.

Un testo difficile, dirompente, controcorrente, a volte scomodo, ma anche poetico, profondo, potente. Un libro che vi scuoterà.

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