Festival Biblico – Tutti in bici SIAMO TUTTI FRATELLI E SORELLE?

Con il Festival Biblico, in collaborazione con il CSV di Vicenza, Donna Chiama Donna ha partecipato alla passeggiata in bicicletta, che si è svolta in quattro tappe, nella giornata del 24 giugno, con arrivo finale in Piazza dei Signori a Vicenza. Un iniziativa che ha voluto toccare con mano il mondo del volontariato. Ogni associazione presente all’evento ha raccontato la propria esperienza, ha parlato delle motivazioni che spingono le persone a praticare il volontariato fatto di azioni solidali e incontro con l’altro.

Donna Chiama Donna, nella seconda tappa, oltre a presentare il progetto della Valigia di Caterina, ha parlato del tema della “sorellanza” portando l’esperienza diretta delle tante volontarie, che partecipano alle attività dell’associazione – presente nel territorio vicentino da più di 30 anni – offrendo tempo, competenze, passione, nell’ascolto delle tante donne che chiedono aiuto.

La Dott.ssa Sonia Bardella e la Dott.ssa Francesca Baratto, in nome delle tante volontarie, hanno così spiegato il significato dell’essere sorellanza dentro un’associazione di donne che aiutano le donne:

“In un mondo in cui le donne vivono disperse in mezzo agli uomini senza un collante, la sorellanza rappresenta un patto sociale, etico ed emotivo costruito tra donne, sapere che insieme si è più forti. Come volontarie dell’associazione Dcd, crediamo fortemente che l’emancipazione sia possibile solo creando alleanze forti, trattandoci come sorelle e non come nemiche. Un rapporto basato sul valore del gruppo, con l’intenzione di avviare un vero e proprio cambiamento sociale.

Questo ci permette di ritrovare il nostro potere come donne che si alimentano e alimentano gli altri. Siamo datrici di empatia, destinatarie di fratellanza, di un legame nel quale insieme siamo meglio che da sole. Ci prendiamo cura dell’altro, unitamente al prenderci cura di noi stesse, laddove il prendersi cura dell’altro non obbedisce al vecchio motto patriarcale che la donna è capace solo di curare, ma diventa l’elemento fondante del contratto sociale. Questo principio ce l’ha ribadito anche la pandemia: nessuno di salva da solo.

Ecco allora che la cura diventa una sfida contro l’idea che gli individui siano autosufficienti, una risposta alla consapevolezza del fatto che non siamo soli e onnipotenti.

La cura, a nostro parere, è una mansione della vita che è stata svalutata e marginalizzata – e perciò destinata alle donne – e non è stata valorizzata come altri principi come, ad esempio, libertà o giustizia. Se fino ad oggi essa è stata riservata alle donne – che arrivavano fino all’oblio di sé per poterla perseguire – ora bisogna farla uscire dal privato, dalla famiglia, e farla diventare un principio di condivisione, un impegno quotidiano, una scelta di vita presente in tutte le cose che facciamo.

Se è vero che è colpevole fare il male, è ancora più colpevole non fare il bene quando lo si potrebbe fare.

Ecco allora che parliamo di fratellanza, di complicità femminile, di un principio etico con il quale avere una mentalità trasformatrice.

La sorellanza è una rivoluzione che va da dentro verso fuori, che passa dalla sfera emotiva a quella sociale, per sfruttare e promuovere una vera e propria trasformazione della società.

La sorellanza, per noi volontarie dell’associazione Dcd, ci aiuta a trovare l’unione tra di noi , nonostante e aldilà di diversità e divisioni, trasformando le stesse in occasioni di crescita, di acquisizione di forza per diventare migliori. Essa è sinonimo di solidarietà, significa essere in grado di creare una rete di sostegno per aiutarci e per rivendicare un reale cambiamento.”

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