GENITORI E FIGLI ADOLESCENTI: alla ricerca di un dialogo tra onnipotenza e smarrimento

Nella società contemporanea, basata sulla conoscenza, per stare al passo bisogna sapere molte più cose che in passato e la ricerca della conoscenza non avviene più in tempi ragionevoli, consultando testi, enciclopedie o andando in biblioteca. Il tutto avviene tramite il tempo ‘immediato’ di un click. La rete fornisce, cioè, tutte le informazioni necessarie per affrontare un qualsivoglia argomento, dalla matematica, alla filosofia alle lingue straniere.
In questo nuovo contesto, però, la cosiddetta crisi adolescenziale non si risolve in modo repentino, nel tempo di un click, con un passaggio netto e veloce, ma attraverso continue riorganizzazioni frutto di un influenzamento reciproco tra
adolescente e mondo degli adulti, in particolare tra figli e genitori all’interno
dell’organizzazione familiare intesa come unità.
Si assiste, pertanto, a continui processi di adattamento ed evoluzione sia all’interno del sistema famiglia che nel contesto scolastico e relazionale ma, nel caso tali processi non vengano attivati, si registra una sofferenza dell’organizzazione di tutti i processi relazionali sia dell’adolescente che degli adulti a lui vicini.
Ciò perché l’infanzia e l’adolescenza sono considerate fasi di vita complesse e delicate, durante le quali i giovani cominciano a definire le proprie scelte personali e attivando un processo attivo di costruzione dell’identità.

Nel contesto odierno però, sempre più competitivo e immediato «mai le richieste di supporto psicoterapeutico per adolescenti sono state così alte», spiega Andrea Cortesi, psicologo del Centro di Terapia famigliare e psicoterapia infantile di Milano.
«E alla base del disagio c’è spesso l’ansia, motore principale di tutte le altre
manifestazioni, dalla depressione ai disturbi dell’alimentazione come l’anoressia e la bulimia».

Che sia davvero così lo confermano i dati di una recente indagine promossa da Eurispes e Telefono Azzurro su oltre 1.500 adolescenti dai 12 ai 19 anni. La maggioranza degli intervistati (oltre il 56 per cento) teme di deludere i genitori, mentre quasi il 53 per cento ha paura, in generale, di fare brutta figura.

In questa tempesta emotiva la casa e la famiglia non sempre rappresentano per gli adolescenti quel rifugio antiatomico nel quale trovare confronto, sostegno e
protezione, innescando, in tal modo, dei meccanismi di chiusura all’interno di un
immaginario virtuale, un mondo spesso inaccessibile ai genitori che ne amplifica
preoccupazioni e sensi di colpa, di smarrimento e confusione. Cosa fare di fronte ad un fenomeno che entrato a far parte della vita di tutte le famiglie? Quali strategie usare per poter riaccendere il dialogo tra genitori e figli e riappropriarsi di uno spazio di confronto evolutivo per tutto il sistema famiglia?
Sicuramente attivarsi per mettere in discussione le ‘vecchie regole’ ha la funzione di stabilire il limite oltre cui è possibile andare, solo attraverso questa sperimentazione si può percepire il confine entro cui è possibile arrivare. Se questo limite viene trasmesso in termini positivi, la regola assumerà così una connotazione positiva, perché vissuta come protettiva, se viene percepita come ingiusta e persecutoria, violarla diventa un modo per affermare se stessi e definire il proprio potere.

Ciò perché, nonostante i continui tentativi di ribellione, l’adolescente ha ancora bisogno che il genitore continui a svolgere la sua funzione di contenimento e quest’ultimo deve potersi adattare ai nuovi bisogni del figlio che cresce e al suo modo di esprimersi e di relazionarsi con il mondo degli adulti.

L’uso del dialogo mantenuto su un piano di accoglienza e di apertura aiuta così a prevenire disagi e a ridimensionare problemi che sembrano insormontabili, serve a riavvicinare le generazioni genitori/figli, ricostruendo un rapporto di fiducia che può diventare trampolino di lancio per le nuove generazioni.


Laddove questo dialogo fosse difficile, laddove non si riesca a trovare un punto
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